Vetro d’artista: Lucio Bubacco

Lucio Bubacco è senza dubbio uno dei maggiori artisti muranesi, e nella sua specialità, il vetro a lume, che prevede l’utilizzo di un cannello a gas e ossigeno per modellare delle bacchette di vetro, uno dei più importanti e affermati a livello internazionale.

Nel passato la tecnica a lume veniva usata soprattutto per produrre, con l’ausilio di una lampada a sego, perle, rosari, bottoni, e dal Settecento, delle figure ornamentali. Lucio Bubacco è stato il primo artista ad immaginare ed a realizzare delle figure in movimento. Pur cominciando nel solco della tradizione, la sua fascinazione per gli affreschi egizi e i bassorilievi etruschi e greci lo hanno portato presto a chiedersi come tradurli in vetro. Poichè non aveva nessun riferimento e nessuno che gli potesse insegnare una tecnica che ancora non c’era, ha dovuto procedere per esperimenti e tentativi introducendo così a Murano un nuovo modo di fare vetro.

Gli strumenti del suo lavoro sono pochi; un cannello, un tavolo refrattario e bacchette di vetro di colori e spessori diversi. Anche se il suo studio non ha lo stesso fascino alchemico di una fornace, quando lo si vede lavorare, davanti a quella trasformazione delle rigide bacchette in schiene che s’inarcano, braccia che si stendono e gambe che danzano – per non parlare delle dita delle mani, dello spessore di meno di un millimetro – si ha l’impressione di essere testimoni di una vera e propria trasmutazione.

Dal momento in cui gli è riuscito tecnicamente di piegare i corpi delle sue figure in movimenti sempre più dinamici e azzardati, Lucio Bubacco si è dedicato ad esplorare e ad interpretare in piena libertà il ricco repertorio figurativo della cultura mediterranea, dalle mitologie più antiche alla religione cristiana.
Nelle sue complicate composizioni angeli, demoni, dèi, satiri e ninfe convivono in un universo apparentemente ideale, dove però l’ultraterreno e il fantastico alludono spesso ad una realtà molto più quotidiana.

Se le sue rappresentazioni figurative possono dare l’impressione di un artista, che pur avendo rivoluzionato la tecnica del vetro a lume, rimane però radicato in un immaginario tradizionale – dove la stessa alternanza di pieni e vuoti delle sue composizioni rimandano ai portici, ai loggiati e alle facciate finestrate dell’architettura veneziana – è in un altro aspetto della sua opera che se ne percepisce l’attualità. È quel rapporto ambiguo tra Bene e Male che governa le sue composizioni; ai demoni che danzano con grazia angelica si oppone la carnalità impudica e voluttuosa dei suoi paradisi che evocano baccanali molto umani, svelandone il desiderio, irrealizzabile, di una terra libera dal peccato. È anche quell’instabile equilibrio delle sue figure, sempre al culmine di un movimento oltre al quale non si può più andare, come se bastasse un soffio di vento a far cadere rovinosamente tutto. Ed in questa precarietà si riconoscono un’ambizione e una provvisorietà profondamente umane e sempre presenti.

Ultimamente Bubacco sta lavorando al tema della nave e del viaggio; una barca a remi, bassa e piatta, dove i rematori sono un intrico di corpi dai riflessi rosso-violacei, e dove la tensione e la torsione delle membra esprimono fatica, paura, esasperazione. Un’immagine senza tempo, comune a molte culture legate al mare, che moltiplica le associazioni e le metafore evocando barche degli Inferi dai molti Caronte, galee degli sforzati, pescatori di ogni epoca, ma anche barconi ben più recenti e carichi della stessa angoscia. Oppure, volendo ampliare ulteriormente la metafora del viaggio, un tema caro a noi italiani, questa barca sembra vagare senza direzione, in balia degli elementi, senza che gli stessi rematori riescano a trovare un modo di governarla, anzi, andando ognuno per conto proprio.

Lucio Bubacco si serve di un vocabolario antico ma sa dare voce, con destrezza manuale, con la capace orchestrazione degli spazi e con la sensibilità propria di un artista alle inquietudini del nostro tempo.

Sito di Lucio Bubacco

Fotografie di Norbert Heyl

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28. novembre 2012 by contemporary venice
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