Treni volanti e altre poesie di Maurizio Pellegrin

Foto Enrico Fiorese, Courtesy of Marignana Arte

Foto Enrico Fiorese, Courtesy of Marignana Arte

Ho conosciuto Maurizio Pellegrin nella sua casa di New York, dove vive da più di vent’anni. Entrata nel soggiorno pieno di luce, sono rimasta stregata da una serie di rotaie svettanti tra pavimento e soffitto, percorse da trenini senza una meta precisa se non il loro stesso magico roteare a mezz’aria.

E’ stato amore a prima vista. In un momento, i treni volanti mi hanno scompigliato con la loro poesia, la libertà del gioco e quell’eleganza così profondamente connaturata all’arte veneziana e che un artista veneziano come Pellegrin sa dosare con disinvoltura.

Non so a quali viaggi abbia pensato Pellegrin mentre li realizzava; se siano sogni o metafore di sue vicende biografiche, se siano nati da una sua vena puramente ludica o se alludano all’insopprimibile bisogno di girovagare, ad una wanderlust anche questa molto veneziana.

L’ultima grande mostra di Pellegrin nella sua città natale è stata nel 2005, con un itinerario che si snodava attraverso otto musei civici, tra cui Palazzo Ducale, Ca’ Rezzonico, Ca’ Mocenigo, e dove il tema era quello dell’impermanenza, della transitorietà e della continua trasformazione dei luoghi e delle cose, un tema questo attorno al quale si svolge gran parte del suo lavoro.

Dopo 10 anni di assenza, finalmente, la piccola ma raffinata galleria Marignana Arte è riuscita a persuaderlo a ritornare in laguna con una decina di lavori in una immaginifica mostra.

Le opere di Pellegrin sono meditazioni sul tempo, sul rapporto scivoloso tra presenza e assenza, sui segni materiali lasciati da uomini e cose ormai lontani.

Ad esempio, antichi paramenti sacri sono disposti a parete insieme ad alcune ossa in un rapporto inscindibile tra religione e reliquie, tra lo sfarzo delle sete come atto di fede nell’eternità e le ultime tracce di provvisorietà umana, dove aleggia la domanda, senza risposta, del memento mori.

Foto Enrico Fiorese, Courtesy of Marignana Arte

Foto Enrico Fiorese, Courtesy of Marignana Arte

In “on stage” una composizione torce elettriche degli anni sessanta si sovrappongono su di un vecchio abito di scena; rivolte verso il basso, sembrano crudeli dichiarazioni di riflettori spenti, di uno spettacolo ormai finito; il scintillio freddo del metallo industriale sull’avorio delicato dell’abito ormai consunto richiama possibili antitesi tra passato e presente, artigianato e industria, femminile e maschile. L’artista non ci obbliga a seguire il suo percorso ma lascia, invece, al fruitore il compito di trovarne uno proprio.

Pellegrin On stage

Abiti antichi, vecchie fotografie, disegni, gomitoli di lana, tessuti, telai e frustini sono tutti oggetti che sono stati sottratti a possibili archivi e soffitte per essere ricomposti, evocando contesti e significati che si sommano l’uno sull’altro, dando origine a dilatazioni semantiche.

Pellegrin usa oggetti che hanno una loro storia e li riassembla in nuove immagini, nelle quali domina un vago struggimento; un pensiero meditativo su quello che si è costretti a lasciare andare e su quello che si riesce a trattenere, siano pure ombre, schegge o lembi di tessuti. Reliquie il cui potere rimane tutto nella loro stessa trasmutazione in opere d’arte, e in quanto tali, possono sopravvivere a dispetto del fatto di aver perso lo scopo originale per cui erano stati prodotti, nonostante ill tempo che scorre, i cambiamenti e le trasformazioni.

 

Foto Enrico Fiorese, Courtesy of Marignana Arte

Foto Enrico Fiorese, Courtesy of Marignana Arte

Foto Enrico Fiorese, Courtesy of Marignana Arte

Foto Enrico Fiorese, Courtesy of Marignana Arte

Tuttavia è nella voluttuosa ricerca tra mercatini e aste antiquarie, nel rigore concettuale ed estetico delle combinazioni di oggetti e materiali che si manifesta il fare artistico di Pellegrin; e il suo talento compositivo, la sua eleganza classica al di fuori delle mode e delle ossessioni artistiche più recenti, rimandano alla tradizione italiana e ancor più a quella veneziana di un misurato controllo sulle emozioni irrazionali, salvo a scoprirle, talvolta, in qualche dettaglio che sfugge al primo sguardo.

A guardare le opere di Pellegrin mi sento come davanti ai suoi treni volanti; ci si deve lasciare trasportare in una dimensione che va oltre il presente quotidiano, nello spazio libero dell’immaginazione e della poesia.

Share

22. giugno 2015 by contemporary venice
Categories: Mostre temporanee, sugli artisti che operano a Venezia | Tags: , , , , , | Commenti disabilitati su Treni volanti e altre poesie di Maurizio Pellegrin