RUDOLF STINGEL a Palazzo Grassi

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Courtesy of Palazzo Grassi

Una gigantesca installazione, un’opera immersiva che altera le percezioni; la monografica di Rudolf Stingel, pensata e realizzata per Palazzo Grassi, è un’opera in sé. Pavimenti e pareti del palazzo sono stati interamente ricoperti da tappeti con motivi orientali che investono non solo l’intero campo visivo, ma, riducendo l’acustica, creano un effetto ovattato, astraendo così il visitatore dalla realtà legata alle logiche del ritmo quotidiano, per offrire uno spazio onirico, quasi interiore.

L’opera di Stingel, nato a Merano nel 1956, amico dell’artista austriaco Franz West, è senza dubbio segnata dalla cultura mitteleuropea, come si può vedere ad esempio nei fitti e ricorrenti ornamenti che si rifanno al barocco austriaco, o in quel suo ritorno ossessivo sul ritratto, dove le grandi dimensioni rivelano un’ansia di conoscenza dell’uomo, quella stessa ansia presente nella cultura viennese di fine secolo in cui maturò l’opera di Sigmund Freud.

Proprio allo studio di Freud, oltre che ad un certo carattere di Venezia, si richiamano i tappeti orientali che divengono così il riferimento diretto all’analista austriaco, la traccia che permette di riconoscere il percorso tra le sale come una metafora di un percorso interiore.

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Il letto usato da Freud per la pratica terapeutica, Freud Museum, Londra

Il tappeto, che Stingel usa già dall’inizio degli anni ’90 come elemento per entrare in dialogo con l’architettura – per rivestirla senza stravolgerla -,  e come strumento quasi di ‘pittura’, diviene esso stesso fonte di ispirazione per le sue opere.

Nelle sale sono esposte una trentina di opere degli ultimi dieci anni; dai quadri astratti rivestiti di pigmenti argentei al primo piano, dove spesso ritornano i motivi dei tappeti, a quelli figurativi del secondo piano. Immagini di sculture sacre del gotico meridionale germanico tratte dai libri e riportate sulla tela con la tecnica del foto realismo, in cui Stingel sa ottenere risultati di accuratezza straordinaria. Qui invece, avvicinandosi, si riconoscono i grumi di colore, i tocchi delle pennellate, opacità e i colpi di luce degli smalti, tanto che le figure sembrano avere l’imprecisione e la vaghezza dei sogni o dei ricordi lontani.

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Stingel gioca costantemente con la percezione. Lo stesso motivo del tappeto, preso da una foto trovata in un libro, digitalizzata e fatta stampare ingrandita, nega l’illusione di trovarsi su di un vero tappeto orientale fatto di intrecci e di nodi, indicando invece chiaramente che si tratta della riproduzione di un’immagine di un tappeto su di un altro.

Così anche nelle figure dei santi dipinti in bianco e nero; se da lontano sembrano essere delle fotografie, poi da vicino si scopre la loro materialità fatta di colore.
Percorrendo questo labirinto onirico, ritmato da motivi che si ripetono  ossessivi e da una forte presenza di rosso, le piccole immagini in bianco e nero catturano la nostra attenzione come squarci su di una dimensione più profonda, di sedimenti culturali e visivi dove affondano le radici dell’artista.

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Courtesy of Palazzo Grassi

Eppure nessuna di queste opere è un’immagine scaturita dal pensiero dell’artista, come nemmeno il tappeto; piuttosto esse presentano una realtà che viene riportata attraverso la mediazione fotografica e quella pittorica: la foto di un tappeto, per giunta consunto e segnato dal tempo, e le foto delle sculture, rese poi con veri materiali, indicano la presenza di un bagaglio fatto di storia e di storie con il quale l’artista convive.

Da ultimo quello che forse per Stingel è invece l’elemento più personale dal punto di vista emotivo. Il suo autoritratto è semi nascosto nel portico d’ingresso mentre il bellissimo ritratto di Franz West occupa il salone centrale. Un riconoscimento ed un omaggio al suo maestro, e alla sua cultura di riferimento.

Da non perdere.

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Courtesy of Palazzo Grassi

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Martin Bethenod, amministratore delegato e direttore di Palazzo Grassi e Punta della Dogana, e Elena Geuna, curatrice della mostra.

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Fino al 31 dicembre 2013
Palazzo Grassi
Tutti i giorni 10-19
Chiuso il martedi

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06. aprile 2013 by contemporary venice
Categories: Arte, Mostre temporanee | Tags: , , | Leave a comment