Miti al femminile a Palazzo Fortuny.

Brooks Luisa Casati

Romaine Brooks, La Marchesa Luisa Casati, 1920 Foto Credit: Fondazione Musei Civici Venezia

A Palazzo Fortuny una mostra celebra quattro donne che hanno attraversato il Novecento con la loro arte, il loro modo di sentire, la loro personale visione della bellezza.
Sono due pittrici, Romaine Brooks (1877- 1970) e Ida Barbarigo (1925); una creatrice di moda e di tessuti, Henriette Nigrin (1877-1965); una fotografa, Sarah Moon (1941).

L’esposizione è percorsa da relazioni e corrispondenze che oltrepassano la semplice dicitura di una mostra sulla creatività femminile e lasciano intuire, invece, un filo conduttore che lega in modo sottile le quattro artiste.

Fortuny + Japanese

Henriette Nigrin: La musa?
Se si cerca in rete Henriette Nigrin, la si trova descritta quale musa e moglie di Mariano Fortuny. Se si potesse chiedere a Mariano Fortuny chi fosse sua moglie, forse ci direbbe molto di più.
Certamente fu instancabile nel ritrarla sia con i pennelli che con la macchina fotografica lungo tutto l’arco della vita, segno di un amore profondo. Ma per quel che riguarda la produzione di tessuti stampati, di sete plissettate e la creazione di abiti come il Knossos o il Delphos, Mariano riconobbe alla moglie un rapporto collaborativo paritario. Quando fondarono l’atelier a palazzo Pesaro, nel 1906-7, scrisse espressamente che l’avevano fatto insieme, “ma femme et moi”.

 Mariano Fortuny, ritratto di Henriette, 1902 Foto Credit: Fondazione Musei Civici Venezia

Mariano Fortuny, ritratto di Henriette, 1902 Foto Credit: Fondazione Musei Civici Venezia

Nei molti ritratti in mostra, Henriette compare con lo sguardo da sottinsù, vestita ora con un Knossos, ora con un Delphos, fotografata da giovane e da anziana; ma sono numerose anche le foto che fece lei al marito, come quelle al teatro antico di Orange dove si occupava dei costumi e dell’illuminazione di Edipo e la Sfinge; l’occhio dell’uno e dell’altro si guardano reciprocamente, si colgono come oggetto e come soggetto.

Fortuny Delphos

Fortuny Delphos

Tra Mariano e Henriette c’era un’affinità e una complicità che li portava a scambiarsi i ruoli di musa e artista, in un modo tale che riuscivano a far emergere il talento creativo l’uno dall’altro .
Oltre a foto, dipinti e un video inedito di Henriette, in mostra vi sono alcuni esempi di splendidi abiti di seta leggera, con una plissettatura morbida, celebrati da Proust e D’Annunzio, indossati da donne come Isadora Duncan o Eleonora Duse, veri oggetti iconici del primo Novecento, chiamati Delphos in omaggio alla statua dell’Auriga di Delfi scoperta pochi anni prima.

Fortuny tunics

Fortuny tunics

La passione per il mondo antico che permea la fine dell’Otto- e l’inizio del Novecento, porta la coppia a riscoprire e rielaborare modelli e disegni del passato, come quelli delle stoffe medievali e rinascimentali, e ad andare ancora più indietro nel tempo, recuperando motivi arcaici della cultura ellenistica e minoica per stamparli su grandi teli in raso di seta, chiamati poi Knossos.

Fortuny scarves

Ida Barbarigo: il mito?
La fascinazione per i miti antichi, come persistenza di elementi simbolici nel presente, conduce l’artista veneziana Ida Barbarigo a confrontarsi con figure mitiche come le Erme e i Saturni.

Barbarigo room
Le Erme nell’antica Grecia erano dei piccoli pilastri che finivano con la testa scolpita del dio Ermes e che venivano posti lungo le strade per invocare la protezione degli dei. Quelle di Ida Barbarigo non sono Erme piantate su strade riconoscibili percorse da viandanti, ma figure spettrali e inquiete che emergono dalle acque e tra le nebbie, e sembrano sul punto di dissolversi, quasi che la loro forma stesse per diventare vapore. Sono figure evanescenti e allo stesso tempo presenti, o come dice l’artista,  ‘ermetiche’, umani o divini, senza significato univoco.

Ida Barbarigo, Erma, 1983-84 Foto Credit: Fondazione Musei Civici Venezia

I Saturni della Barbarigo, invece, sono più carnali: dai colori forti, le pennellate energiche, i loro corpi vibrano e soffrono, non si sa se un patimento saturnino, malinconico, o quello dei dannati, visto che l’artista stessa li definisce anche demoni.

Ida Barbarigo, Saturno 1997

Ida Barbarigo, Saturno 1997 Foto Credit: Fondazione Musei Civici Venezia

Romaine Brooks: omosessuale schizofrenica?
Romaine Brooks artista statunitense contemporanea dei Fortuny, frequentò la società mondana parigina di inizio Novecento intrecciando rapporti affettivi e intellettuali con uomini e donne. Di lei in mostra ci sono due bei ritratti di Cocteau e di D’Annunzio che restituiscono con grande effetto l’atmosfera, l’eleganza, lo stile dell’epoca. Ma Romaine Brooks aveva anche una travagliata, difficile vita interiore che emerge spesso nei ritratti femminili, come quello teatrale, da ‘Venere triste’, della Marchesa Casati o nei molti di Ida Rubinstein, con le quali ebbe lunghe relazioni amorose. Montesquiou chiamò la Brooks ‘ladra d’anime’, per il suo modo di cogliere la personalità dei suoi modelli; ma nella sua pittura tormentata, dove si trova una grande abbondanza di neri, di visi qualche volta allucinati, la pittrice mette in mostra soprattutto la sua di anima.

Romaine Brooks, D’Annunzio, 1912 Foto Credit: Fondazione Musei Civici Venezia

 

Romaine Brroks, Jean Cocteau

Romaine Brooks, Jean Cocteau, 1912 e Paul Morand, 1924

 

 

Fortuny

Sarah Moon: fotografa di moda?

Sarah Moon è conosciutissima fotografa di moda, un genere che lei ha saputo personalizzare creando atmosfere retrò tra il nostalgico e l’onirico.
‘Omaggio a Mariano Fortuny’ è una serie di fotografie sul tema delle pieghe e dei panneggi su rilievi antichi, ma anche dettagli delle venature delle foglie o quelli architettonici di palazzo Pesaro quasi a voler rappresentare il mondo di Fortuny nell’unico modo possibile ancora di percepirlo; come se avesse guardato gli oggetti della quotidianità di Fortuny con i suoi occhi, sottraendoli al presente e restituendo loro quel significato che avevano per l’artista. Sarah Moon ha immaginato l’immaginario e il quotidiano di Fortuny.

Sarah Moon, Omaggio a Fortuny, 2015 Foto Credit: Fondazione Musei Civici Venezia

Per questo motivo ha scelto il bianco e nero, che considera più vicino all’introspezione, alla memoria. Le stampe sono volutamente grattate e danneggiate per aumentare la distanza tra noi e qualcosa che è stato e non è più soggetto a mutamento, tutt’al più alla transitorietà di tutte le cose.

Sarah Moon

Sarah Moon, Omaggio a Fortuny, 2015 Foto Credit: Fondazione Musei Civici Venezia

Una mostra incantevole, che fa entrare un mondo di grazia femminile, nel quale si aggirano dèi antichi a volte impietosi, un primo Novecento segnato dalla fatica dell’emancipazione, e misteriose, nostalgiche tracce di quel mondo arcaico e di quella prima modernità che permangono nel nostro presente.

Fortunatamente la mostra è stata prorogata fino al 1 maggio 2016.

Ci sono anche quattro bei cataloghi.

La mostra e il catalogo su Ida Barbarigo sono curati da Luca Massimo Barbero.

Da non perdere.

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10. marzo 2016 by contemporary venice
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