Le sculture in vetro di Maria Grazia Rosin: tra biologia e immaginazione

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Dopo una lunga esperienza nel campo della pittura ad olio, della grafica, del design, degli allestimenti e delle scenografie, Maria Grazia Rosin, artista nata a Cortina ma da molti anni residente a Venezia, ha trovato nel vetro il materiale più idoneo ad esprimere la sua ricca e complessa immaginazione figurativa.

La massa fluida del vetro le permette infatti di tradurre in forme concrete i suoi disegni, ispirati dalla fascinazione per le immagini scientifiche del microcosmo, in particolare di microrganismi dalle conformazioni sinuose che si sottraggono ad una geometria tradizionale.

Dai primi anni Novanta Rosin lavora insieme a maestri delle fornaci muranesi sperimentando forme, colori e trasparenze e realizzando oggetti – i vasi-scultura, i lampadari Laguna Planet, i Venussiani, i Bestiari -, dove le sue creature biomorfe, a metà tra il suo mondo immaginato ed uno riconosciuto possibile, focalizzano sempre più la sua passione per il mondo acquatico e botanico.

Le meduse iridescenti e filamentose, i polipi dai morbidi tentacoli che cadono come bracci di un lampadario, ed altri esseri del mondo sottomarino appesi al soffitto, oscillanti a mezz’aria e illuminati da led interni, creano atmosfere fantasmagoriche, oniriche, accentuate dalla combinazioni cromatiche, dalle screziature, dalle trasparenze e dai riflessi della materia. Alla luminescenza degli oggetti contribuiscono anche i puntini di luce delle fibre ottiche, che, restando appese, con i filamenti separati tra di loro, sono esibite per intero e trattate come materia al pari del vetro.

Nella personale del 2007-08 a palazzo Fortuny, Gelatine Lux, gli oggetti sospesi nella sala in penombra evocano forme primitive di un mondo sconosciuto, immergendo il visitatore in una dimensione acquatica primordiale. Il successo dell’installazione viene ripetuto in molte altre esposizioni, da Pittsburgh a Seattle, dalla cisterna di Istanbul, alla Biennale di Venezia.

Piú recentemente l’artista ha ripreso il disegno dei gioielli, dove sfidando la dimensione minima dell’oggetto, aumenta la complessità dell’esecuzione. Le sue spille sono microinstallazioni che coinvolgono più materiali; il vetro è sottoposto a specchiatura, ad interventi di fosforo e argento, e il gioiello costruito in combinazione con altre pietre, come ametiste, perle barocche o di fiume; ad esempio una perla di vetro soffiato si inserisce su un cubetto di pirite da cui fuoriescono fili di fibre ottiche e di perle nere.

Maria Grazia Rosin, con le sue meduse, i suoi polipi e le sue creature biomorfe è tanto un’innovatrice di immagini e tecniche quanto un’interprete di un mondo familiare, quello lagunare, in cui la natura domina sul quotidiano. Non è facile per un artista riferire agli aspetti della natura; spesso chi lo fa viene raggruppato sotto una superficiale definizione di regionalismo, un giudizio al ribasso. Maria Grazia Rosin testimonia ancora una volta che tanto le fonti di ispirazione quanto l’epoca a cui si appartiene, a seconda della qualità dell’opera dell’artista, determinano le forme espressive per rappresentare il quotidiano, capaci di offrire lo sguardo del proprio tempo sul mondo.

Maria Grazia Rosin è rappresentata dalla galleria Caterina Tognon.

Lampadario Laguna Planet

Vetro soffiato a lume con intervento di specchiatura,fibre ottiche in vetro, pirite cubica e perle

Vetro soffiato a lume con intervento di specchiatura,
fibre ottiche in vetro, pirite cubica e perle

Vetro soffiato a lume, interventi di fosforo, ametiste, perle barocche, resina e argento.

Vetro soffiato a lume, interventi di fosforo, ametiste, perle barocche, resina e argento.

Creature marine parte dell'installazione per Palazzo Fortuny (2007-08)

Creature marine parte dell’installazione per Palazzo Fortuny (2007-08)

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01. gennaio 2013 by contemporary venice
Categories: Arte, Design, sugli artisti che operano a Venezia, Vetro | Tags: , , , , , | Leave a comment