Le rotte impossibili nelle mappe di Déirdre Kelly

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Le mappe di Déirdre Kelly sono distorte, ritagliate e riassemblate secondo i principi incontestabili della visione artistica; arricchite di angeli, di braccia, occhi, gambe, animali o altri oggetti, dipinti o a collage, dichiarano subito la loro natura onirica, poetica, e a volte irreverente. Non adatte alla navigazione, come si dice nel titolo della mostra in corso alla Scuola Internazionale di Arte Grafica di Venezia.

Per secoli l’uomo ha sviluppato strumenti sempre più sofisticati per conoscere e controllare il territorio, e quando nel XX secolo la topografia sembrava non avere più misteri ed essere perfettamente misurabile, quando le carte hanno assunto un valore certo, tanto più nell’arte si è sentito il bisogno di creare cartografie alternative, mappe mentali e sentimentali, geografie sventrate e ricomposte, presentando le carte come bandiere di geopolitiche auspicabili o simboli di iniquità (Da Oldenburg a Jasper Johns a Boetti a Mehretu agli artisti contemporanei che lavorano nel map-making).

Se la cartografia diventando una scienza esatta e mappando razionalmente ogni territorio ha di fatto cancellato gli orizzonti di conquista e di immaginazione che animavano i nostri antenati fino a non molto tempo fa (basti pensare al mito del Far West), gli artisti, utilizzando i segni convenzionali della cartografia e quelli propri dell’arte hanno ribaltato la monovisione scientifica, offrendo nuovi paesaggi e nuove rotte da scoprire.

Déirdre Kelly, artista irlandese che vive e lavora tra Londra e Venezia s’interroga da anni sulla semantica delle mappe. Il suo interesse comincia da una riflessione sulla mappa di Fra’ Mauro, il monaco camaldolese che nel ‘400 disegnò i due emisferi mettendo insieme informazioni e notizie che arrivavano dai viaggiatori dell’epoca, e che furono costantemente aggiornate e arricchite per mezzo di aggiunte e collage.

Anche le mappe di Kelly partono dal territorio ma s’incrociano con gli oggetti che lo identificano, con gli uomini che lo abitano o potrebbero abitarlo, con frammenti di realtà possibili o solo desiderabili.

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Uno specchio veneziano antico riempito di una mappa diviene un’affermazione di identità: My map is my mirror. Un cervello che si divide tra le coordinate di destra e sinistra diviene un cervello che contiene i luoghi del passato e quelli del futuro.

The Dreaming Brain Deirdre Kelly

Una conchiglia contiene un’Irlanda in miniatura, riassumendo in poco più di un centimetro l’immagine delle spiagge irlandesi scintillanti di conchiglie quando il mare si ritira.

British Isles shells (800x532)

Forse non è un caso che sia l’Irlanda che Venezia per la loro natura di isole, abbiano nell’immaginario una componente fantastica. Dalla finestra del suo studio di Venezia Kelly vede un ponte; ogni volte che alza la testa il suo sguardo vaga tra acqua e terra, tra una geografia urbana costruita dagli uomini e la natura più informe.

Le mappe sono per gli artisti un modo di capire il mondo. Ma anche un modo di riscriverlo, di metterlo in discussione, di riempirlo di ricordi e di desideri.

Le mappe di Déirdre Kelly: Not to be used for Navigation.

Scuola Internazionale di Grafica

22 maggio – 14 giugno 2014

 

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27. maggio 2014 by contemporary venice
Categories: Arte, Mostre temporanee, sugli artisti che operano a Venezia | Tags: , , , , , , | Commenti disabilitati su Le rotte impossibili nelle mappe di Déirdre Kelly