L’albero della vita di Céleste Boursier-Mougenot

Céleste Boursier-Mougenot, rêvolutions , Pavillon Français, Biennale de Venise, mai 2015. © Photos-Laurent Lecat

La Francia è in guerra. E noi con lei. Mi chiedo però che tipo di guerra possa essere questa contro degli adolescenti indottrinati che non hanno misura di quello che sia la morte, che non sanno cosa voglia dire darla agli altri o morire essi stessi. Che parametri possa avere una guerra contro famiglie disposte a imbottire i loro bambini di esplosivo e farli saltare nei mercati.

Alla logica e al linguaggio della guerra e della morte, io oppongo qui il linguaggio dell’arte, e proprio quello di Céleste Boursier-Mougenot al padiglione francese della Biennale

Nel piccolo piazzale tra i padiglioni di Francia, Gran Bretagna e Germania ci sono due alberi che si muovono. Un altro è dentro al padiglione, dove è stato tolto il tetto per mantenere il più possibile lo stesso clima che c’è all’esterno.

Per farli muovere, al vaso in cui sono interrati è stato applicato un motore e dei cilindri, un sistema che può assomigliare a quello di un’aspirapolvere automatica. Solo che il motore non è azionato da una batteria ma dalla linfa degli stessi alberi che passa attraverso dei sensori.

Come un essere umano, l’albero è sensibile alla temperatura, all’ombra, al sole o alla pioggia e da queste alterazioni dipende la velocità della sua linfa e dunque del movimento.

E’ un’immagine quasi onirica, una ‘folie’ da giardino barocco, come scrivono al padiglione.

L’artista, Céleste Boursier-Mougenot, ha chiamato il suo lavoro Rêvolutions, con l’accento circonflesso sulla e, combinando così i concetti di sogno  (Rêve) e rivoluzione. Ed è davvero rivoluzionario pensare che la vita delle piante, per noi invisibile, possa essere rivelata dalla moderna tecnologia. Sembra quasi di trovarsi di fronte alla possibilità di un nuovo patto tra uomo, macchine e natura.

E’ una rivoluzione non violenta, una che coinvolge i sentimenti umani che ci aiuta a intuire che forse in fondo, davvero ‘tutto si tiene’.

Lo sguardo meravigliato sulla vita nascosta della natura di Boursier-Mougenot mi sembra l’immagine più bella contro le bombe, la paura, la guerra.

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17. novembre 2015 by contemporary venice
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