L’albero della vita di Céleste Boursier-Mougenot

Céleste Boursier-Mougenot, rêvolutions , Pavillon Français, Biennale de Venise, mai 2015. © Photos-Laurent Lecat

La Francia è in guerra. E noi con lei.

Naturalmente scrivo ancora sconvolta dall’attentato del 13 novembre al Bataclan e mi chiedo che tipo di guerra possa essere questa dove i protagonisti sono degli adolescenti istruiti all’indifferenza del dolore quello degli altri e il proprio e deresponsabilizzati dal dover riflettere su cosa sia la morte. Non so quali  possano essere i nostri parametri per portare avanti una guerra contro famiglie disposte a imbottire i loro bambini di esplosivo e farli saltare nei mercati.

Alla logica e al linguaggio della guerra e della morte, io oppongo qui il linguaggio dell’arte, e proprio quello di Céleste Boursier-Mougenot al padiglione francese della Biennale

Nel piccolo piazzale tra i padiglioni di Francia, Gran Bretagna e Germania ci sono due alberi che camminano. Quando lo si nota, è impossibile non avere un momento di meraviglia infantile, l’immagine degli alberi di Tolkien e delle mille favole dove la natura entra magicamente in dialogo con i protagonisti.

Dietro alla magia c’è naturalmente un congegno tecnologico.

Per farli muovere, è stato applicato un motore e dei cilindri al vaso in cui sono interrati, un sistema che può assomigliare a quello di un’aspirapolvere automatica. Solo che il motore non è azionato da una batteria ma dalla linfa degli stessi alberi che passa attraverso dei sensori.

Come un essere umano, l’albero è sensibile alla temperatura, all’ombra, al sole o alla pioggia e da queste alterazioni dipende la velocità della sua linfa e dunque del movimento. Uno dei due alberi si muove nello spiazzo esterno mentre l’altro è dentro al padiglione a cui è stato tolto il tetto per mantenere la stessa temperatura e le stesse condizioni climatiche che ci sono fuori.

L’albero che cammina è un’immagine onirica, una ‘folie’ da giardino barocco, come viene riportato nel catalogo.

L’artista, Céleste Boursier-Mougenot, ha chiamato il suo lavoro Rêvolutions, con l’accento circonflesso sulla e, combinando così i concetti di sogno  (Rêve) e rivoluzione. Ed è davvero rivoluzionario pensare che la vita delle piante, per noi invisibile, possa essere rivelata dalla moderna tecnologia. Sembra quasi di trovarsi di fronte alla possibilità di un nuovo patto tra uomo, macchine e natura.

E’ una rivoluzione non violenta, una che coinvolge i sentimenti umani che ci aiuta a intuire che forse in fondo davvero ‘tutto si tiene’.

Lo sguardo meravigliato sulla vita nascosta della natura di Boursier-Mougenot mi sembra l’immagine più bella contro le bombe, la paura, la guerra.

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17. Novembre 2015 by contemporary venice
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