La nuova Maison di Louis Vuitton a Venezia

L'espace culturel e il bookshop

L’espace culturel e il bookshop

La nuova Maison, la seconda d’Italia dopo Roma, che Louis Vuitton ha aperto la scorsa settimana a Venezia, non offre grandi sorprese.

Gli interni rivestiti di legni diversi a seconda delle collezioni, trattati con vernici trasparenti e gli ottoni che scintillano come oro si rivolgono ad un pubblico che Marc Jacobs e Peter Marino, designer ed architetto della Maison, conoscono bene.

Al piano terra si trova la valigeria e i leggendari bauli che hanno fatto la fortuna della famiglia fin dal 1859. Seguono al primo e al secondo piano le collezioni uomo e donna, mentre al terzo piano si trova lo spazio dedicato all’arte e al bookshop.

Mi sarei aspettata un’accuratissima selezione di libri su Venezia, invece l’ho trovata piuttosto mediocre: gran coffee table books, nemmeno tutti particolarmente ben fatti, qualche saggio classico come quello di Egle Tricanato sulla Venezia minore, qualche testo in francese come Sollers reperibili anche alla libreria di Santi Giovanni e Paolo, francamente molto meglio fornita.

Una piccola mostra fotografica sull’edificio che ospita la Maison, quando era il teatro e cinema San Marco, completa l’espace culturel.

E’ vero che Vuitton ha generosamente contribuito ai restauri delle sale di Sissi a Palazzo Reale (Museo Correr) e che intende continuare a sostenere opere di restauro. Rimane il fatto che purtroppo, nemmeno Vuitton ha portato quel quid in più in città. Un negozio come tutti gli altri perché ovviamente deve rispettare la sua linea di marketing, uno spazietto piuttosto scolorito per fare cultura a Venezia.

Invece a Parigi la Fondazione Vuitton si sta facendo costruire la sede da Frank Gehry, con ben altro impegno e ben diverse prospettive.

Mi piacerebbe che i grandi investitori che utilizzano l’immagine di Venezia per i loro brand riuscissero a coinvolgere di più la città con i loro progetti. I fondi per i restauri sono importanti, ma una città non vive il presente e non si confronta con il futuro solo pensando a conservare l’antico – per quanto necessario.

Per fortuna la Fondazione Pinault con le molte conferenze sul contemporaneo tenute da docenti universitari e da artisti, e la Guggenheim con numerosi workshop e seminari aperti a tutti, negli ultimi anni stanno contribuendo molto a creare un nuovo clima culturale; abbiamo bisogno di una città che viva, non di una vetrina di lusso.

Qualcuno glielo spieghi a Vuitton e Prada e a tutti gli altri, per favore.

Vista del secondo piano dedicato alle collezioni donna

Vista del secondo piano dedicato alle collezioni donna

Uno dei leggendari bauli Vuitton

Uno dei leggendari bauli Vuitton

Il progetto di Frank Gehry per la Fondazione Vuitton a Parigi. Apertura prevista nel 2014.

Il progetto di Frank Gehry per la Fondazione Vuitton a Parigi. Apertura prevista nel 2014.

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23. aprile 2013 by contemporary venice
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