Il teatro di cittadinanza di Mattia Berto

 

Mattia Berto

In un tardo pomeriggio autunnale bagnato di pioggia, mentre cammino in Strada Nuova vengo attratta da un piccolo crocchio davanti allo storico negozio di tessuti Benevento. Nelle vetrine alcune persone si muovono al ritmo di una musica che sentono attraverso delle cuffie. Non sono dei professionisti; sono uomini e donne, giovani e meno; corpi diversi tra loro che ballano in solitudine, eppure esposti agli sguardi degli altri, suscitando, almeno in me, un vago sentimento da voyeur.

Quando entro, vengo quasi investita da una torma di ragazzine con la macchina fotografica che mi paparazzano, atteggiandosi, però, come se le dive fossero loro.
Mi sento confusa: sono la guardona o la preda?
Le protagoniste sono loro o sono io?
In quel momento arriva un personaggio con un megafono che si spaccia per l’imbonitore dello spettacolo dal titolo Corpi in saldo. Si tratta di Mattia Berto, giovane attore e regista veneziano, autore, insieme alla fotografa Giorgia Chinellato di una serie di performance ambientate nelle botteghe storiche della città, accolte con grande favore dai veneziani.

Il progetto Teatro in bottega, racconta Mattia, nasce come reazione allo spopolamento del centro storico, alla chiusura dei negozi tradizionali, luoghi dalla storia quasi millenaria che hanno sempre favorito gli incontri tra le persone. “Sento molto questo periodo di crisi del pensiero e dell’economia che però cerco di elaborare in modo positivo. Il mio “teatro in bottega” è come un campanello d’allarme che avverte della scomparsa di luoghi di aggregazione sociale. A me piace mettere attenzione sui luoghi del fare, che sono anche i luoghi dove le persone s’incontrano, costruiscono relazioni.”

Giorgia Chinellato e Mattia Berto

Nelle performance che ho avuto la fortuna di vedere, ho trovato qualcosa di antico e qualcosa di nuovo; non mi sono sentita solo spettatrice ma anche parte dell’evento, come in una commedia di Goldoni, dove accanto alla vicenda dei protagonisti viene messa in scena l’anima della città. In fondo, la bottega veneziana, con l’intimità dei suoi spazi che invogliano alle chiacchiere ha visto dipanarsi i fili di innumerevoli storie. Mattia e Giorgia hanno saputo cogliere con sensibilità questo luogo motore delle relazioni sociali, un modello esportato con successo anche a Cortina e a Firenze.

Alla familiarità della bottega fa da contrappunto un linguaggio che si nutre di modi e pensieri contemporanei. “Ricerco sempre un punto con la contemporaneità. Un artista ha il dovere di parlare del suo tempo. Adesso sto lavorando sulle app per gli incontri usate dai giovani, come Tinder e Grinder, che rappresentano le nuove dinamiche delle relazioni, con tutte le loro inquietudini, che significa scriversi con uno sconosciuto, incontrarlo e magari farci del sesso virtuale con la pratica del sexting.”

Proprio sul tema degli incontri in rete verte il nuovo spettacolo Death in/of Venice 2.0, che parte da una rilettura di Morte a Venezia di Thomas Mann e realizzato in collaborazione con il Teatro Stabile. Qui il giovane Tazio seduce l’anziano von Aschenbach inviandogli messaggi ed immagini erotiche con lo smartphone. “Se metti un classico come Morte a Venezia in mano a un giovane, è probabile che si annoi e non lo capisca. Se invece lo attualizzi, puoi renderlo curioso, magari poi va a leggersi qualcosa su Wikipedia e in futuro legge anche il libro.”

Al centro della sua pratica teatrale stanno dunque le relazioni umane: dalle chiacchiere in bottega alla pratica del sexting, per Mattia non c’è un modo giusto o sbagliato per stare insieme, purché lo si faccia.

Questa sua apertura verso ogni tipo di linguaggio viene coerentemente portata avanti insieme alla riflessione sulla figura dell’attore nei laboratori teatrali. Pur cominciando a lavorare con i bambini – “la mia vocazione era quella di fare teatro per ragazzi, forse perché ho una componente ludica molto forte, vorrei giocare fino all’ultimo giorno!” – Mattia si è appassionato ad altre categorie di persone che spesso si sentono ai margini della società: i carcerati (organizza dei laboratori teatrali anche nelle carceri), chi soffre di disagio mentale (in collaborazione con il Festival dei Matti diretto da Anna Poma, dove propone un laboratorio aperto a tutti), i disabili (laboratorio con gli studenti di Ca’ Foscari) e gli anziani. Le sue performance coinvolgono persone di tutti gli strati sociali, tutte le età, tutte le inclinazioni e talenti.
Mattia Berto sembra esplorare i territori ai confini della società solo per dire che non ci sono confini.

Un esempio del suo lavoro insieme agli anziani è Learning from Las Vegas, un episodio di Teatro in bottega, dove i protagonisti sono persone della quarta età piene di energia e di allegria.
In questa performance Mattia conduce un gruppetto di over 80 nella famosa Sartoria Nicolao (nota per gli splendidi costumi storici realizzati con puntiglio filologico per produzioni teatrali, operistiche e cinematografiche, tra cui Shakespeare in Love e Elizabeth).
Abbigliati come personaggi del Settecento ma con qualche dettaglio trendy, Mattia li fotografa e li filma nei luoghi della Venezia di oggi: davanti ai graffiti, insieme ai piccioni, nel garage di piazzale Roma, davanti a una macchina o a una pompa di benzina.  Sembra davvero che la Venezia goldoniana, la Venezia godereccia, allegra, quella che più permane nel mito della città, fluisca in quella di oggi; una specie di unione mistica e spensierata che ricompatta gli strati storici per dire quante e quali siano le radici della Venezia contemporanea.

Learning from Las Vegas

Questa filosofia dell’inclusività è dovuta anche all’esperienza come direttore artistico del teatrino Groggia, nell’omonimo parco del popolare sestiere di Cannaregio. “Quando ho cominciato, nel 2012, ero un attore che si stava dedicando alla direzione artistica, non lo avevo mai fatto prima. Ma il luogo mi ha aperto ad altre dimensioni. Quella è una banlieue, un luogo di confine: casa dei senza fissa dimora, asilo steineriano, ludoteca, casa per anziani.”

La relazione con persone di condizioni umane diverse lo ha incoraggiato ad aprire i suoi laboratori a tutti i cittadini, anche a chi è alla prima esperienza teatrale. Attualmente, insieme al suo gruppo di 30 persone dai 24 ai 70 anni, lavora ad una libera interpretazione della Tempesta di Shakespeare, Tempesta. La resa dei conti , che prevede delle “incursioni urbane” in vari luoghi della città.

Il teatro di Mattia è un teatro di cittadinanza, sociale e inclusivo nel quale tutti possono riconoscersi e al quale tutti possono partecipare. E’ un teatro che vuole rappresentare la vita nella sua complessa esuberanza, non a caso il suo motto è “la vita se lo mangia, il teatro”. Il filo conduttore di tutti i suoi pezzi è quello “di portare la vita dentro”, perché “è la vita che ti chiama”.

Sembra di risentire le parole di Goethe quando, nel 1786, assistendo a una commedia a San Luca, si diverte e si meraviglia della partecipazione del pubblico, che con fischi, urla e commenti si sente sulla stessa scena degli attori. Goethe annota che questo popolo che briga, chiacchiera e lavora tutto il giorno poi alla sera va a teatro e vede e sente “la loro vita di ogni giorno rappresentata al vero”.

Learning from Las Vegas

Il teatro di cittadinanza di Mattia Berto è spensierato, gaio, brioso, corale e collettivo e anche intenso, quando racconta della morte e della solitudine o affronta, sempre con i suoi modi scanzonati, i problemi quotidiani nelle relazioni e temi come la mercificazione dei valori e dei rapporti.

Se la sua azione teatrale affonda le radici nella tradizione veneziana, in questa nostra città, ancora ben viva, anche la possibile nostalgia diventa materia di sperimentazioni che s’innestano nel presente proiettando possibili futuri.

 

 

Mattia Berto ha cominciato a recitare da bambino, è stato diretto da registi del livello di Scaparro, ha una laurea in Tecniche Artistiche e dello Spettacolo, è direttore artistico del teatrino Groggia a Venezia e del Dario Fo di Camponogara.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Learning from Las Vegas

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11. gennaio 2018 by contemporary venice
Categories: Allgemein, Spettacolo, sugli artisti che operano a Venezia | Tags: , , , , , | Commenti disabilitati su Il teatro di cittadinanza di Mattia Berto