Riaperto il museo del vetro di Murano.

Sala Marie Brandolini con i vetri del Novecento e di artisti e designer contemporanei.

Sala Marie Brandolini con i vetri del Novecento e di artisti e designer contemporanei.

Ripulito, rinnovato e ampliato il museo del vetro di Murano riapre dopo un lungo restauro offrendo ai visitatori non solo un maggiore numero di opere ma soprattutto nuove sale dedicate al vetro contemporaneo che testimoniano la vitalità e la continuità della produzione muranese.

Il museo si articola in un doppio percorso: il primo piano è dedicato alla produzione storica che va dai reperti archeologici di Altino – presentati in un allestimento molto suggestivo – fino alla produzione ottocentesca.

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Al piano terra si trova invece la sala dedicata al Novecento e negli spazi attigui delle ex-Conterie, appena restaurati dal Comune di Venezia, sono previste mostre di maestri contemporanei. Le sale sono precedute da un breve percorso storico, una cinquantina di pezzi che vogliono ricordare che il vetro contemporaneo non appare improvvisamente ma è frutto di una tradizione secolare che ha saputo sempre aggiornarsi.

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Questo felice talento capace di rinnovarsi continuamente lo si comprende bene proprio visitando la parte storica delle collezioni.
Salito lo scalone dell’antico palazzo vescovile ci si ritrova in un salone inondato di luce proveniente dalle finestre sul canale e da un sapiente sistema di illuminazione artificiale che impreziosisce ogni singolo oggetto esposto.

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Qui sono esposti oggetti del periodo d’oro dell’arte muranese, tra il Trecento e il Seicento, un’epoca in cui la ricca e colta clientela veneziana e internazionale, con le sue continue richieste di novità, diede impulso allo sviluppo di nuove tecniche e di ardite sperimentazioni chimiche e artistiche da parte dei maestri muranesi.

La scoperta a metà Quattrocento di un vetro particolarmente trasparente e perciò chiamato cristallino, da parte di Angelo Barovier, un maestro noto anche per il suo interesse per l’alchimia, rese il vetro di Murano celebre in tutta Europa. Nelle teche sono esposti in un tripudio di trasparenze calici, piatti, vassoi, alzate rinascimentali, in forme eleganti che non hanno perso di attualità. Pochi i colori; talvolta un profilo azzurrino oppure, in contrasto, decorazioni a smalto vivaci. Il vetro diviene sempre più raffinato con delicate incisioni a punta di diamante o l’inserimento di canne di vetro bianco a formare spirali o intrecci sottili come filigrana.

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Nel Seicento la delicatezza rinascimentale fa posto a un gusto più stravagante dove gli oggetti mutuano le forme dal mondo animale e floreale e aggiungono alette, creste e festoni.

Lo spirito della ‘dolce vita’ del Rococò settecentesco si riconosce nei lampadari a ciocche di fiori, nei ‘trionfi’, composizioni di piccole architetture usate come centrotavola, e negli specchi con cornici elaborate; oggetti che ancora oggi vengono immediatamente identificati con il lusso dei palazzi veneziani. E’ un’epoca in cui vanno di moda anche i vetri “imitativi”: ecco quello calcedonio, ad imitazione della pietra dura da cui prende il nome, un divertissement che gioca sull’ingannevole durezza dell’oggetto; oppure il vetro bianco detto lattimo, creato per competere con le costosissime porcellane cinesi.

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Se la caduta della Repubblica e la soppressione delle attività artigianali sono all’origine della chiusura di molte fabbriche e di un periodo di declino dell’arte vetraria, già a fine Ottocento c’è una riscoperta di formule chimiche e di tecniche, tra cui quella già presente in epoca romana detta ‘murrina’ che riportano in auge il vetro muranese.

E’ però nel Novecento, quando il vetro si libera da un uso unicamente funzionale e diventa oggetto d’arte che la sensibilità verso il materiale e le acquisite conoscenze, stratificate nei secoli, che i maestri muranesi possiedono quasi fosse ormai parte del patrimonio genetico, portano alla creazione di opere moderne e originali che guadagnano l’attenzione internazionale. Nomi come Venini, Carlo Scarpa, Napoleone Martinuzzi, Alfredo Barbini fanno del vetro di Murano dei veri oggetti di culto.

Ritornati al piano terra, si entra nella nuova sala dei vetri del Novecento e dedicata a Marie Angliviel de la Beaumelle, poi Brandolini d’Adda, conosciuta creatrice di ‘goti’, bicchieri, fantasiosi e colorati, prematuramente scomparsa nel 2013.

Qui si possono ammirare la scultura luminescente a forma di polipo di Maria Grazia Rosin, le bottiglie bicolori di Tapio Wirkkala per Venini, i satiri danzanti di Lucio Bubacco, i vasi dalle vaghe geometrie organiche di Yoichi Ohira e altri grandi artisti e designer.

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Gli ampi spazi delle Conterie, accuratamente restaurati nello spirito del ‘white cube’ ospitano come prima mostra temporanea una personale dedicata a Luciano Vistosi (1931-2010).

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Vistosi si è sempre definito, ed è sempre stato, uno scultore, non un maestro vetraio. Il materiale, il vetro, gli si è posto con tutte le sue questioni di luce e di riflessi che lui ha saputo combinare con la sua ricerca plastica sulle forme.

Per la mostra sono state selezionate un gruppo di opere in bianco e nero; le opere, poste su alti piedistalli, dalle forme organiche nel giro degli spazi cavi e convessi hanno un aspetto assoluto, iconico. E’ un percorso ascetico questo nelle opere di Vistosi che dimostra ancora una volta, come il vetro, se in mano a un grande artefice, diventi un materiale nobile.

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La direzione scientifica del rinnovato museo del vetro è di Gabriella Belli; lo splendido allestimento è di Daniela Ferretti, che ha siglato tra le più belle mostre degli ultimi anni ai Musei Civici, in particolare quelle di Palazzo Fortuny.

Il Museo del Vetro è aperto tutti i giorni dalle 10 alle 17 fino al primo aprile e 10-18 fino al 31 ottobre.
Chiuso 25 dicembre, 1 gennaio, 1 maggio.

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15. febbraio 2015 by contemporary venice
Categories: Arte, Mostre temporanee, Vetro | Tags: , , , , , | Commenti disabilitati su Riaperto il museo del vetro di Murano.