Maria Morganti: monocromi come storie stratificate

Maria MorgantiL’amante di quadri monocromi sa che ognuno di loro, a guardarlo bene, rivela un proprio mondo di pennellate, quantità di colore, variazioni di luce.

Per comprendere un monocromo bisogna necessariamente muoversi avanti e indietro, distinguere il tono del colore da lontano, coglierne il rapporto con l’ambiente, e poi avvicinarsi per scoprire quei dettagli che ne rivelano l’identità, che lo rendono diverso da un altro monocromo, forse dello stesso colore ma solo apparentemente simile.

I monocromi, sono piccole meditazioni, fatte per un osservatore che ha tempo.

Questo vale in particolare per i quadri di Maria Morganti, artista nata a MIlano ma residente a Venezia, che hanno un doppio codice informativo, per così dire.

I suoi monocromi nascono come stratificazioni di colore; l’artista comincia con l’imprimitura della tela che é sempre rossa, poi, quando il primo strato è perfettamente asciutto, stende sopra un altro colore, ad olio, e poi un altro ancora, per dieci, quindici o anche venti volte, finchè sente che il quadro é finito. L’ultimo strato copre e allo stesso tempo rivela la presenza degli altri; infatti ogni opera ha una luce e una tonalità proprie dovute all’ordine sempre diverso delle stratificazioni sottostanti.

In alcune delle sue opere ogni nuovo strato lascia visibile in cima al quadro una striscia dello spessore di qualche millimetro del colore precedente. Alla fine rimangono un paio di centimetri, o anche meno, che mostrano i colori utilizzati. Queste sottili strisce sono una sorta di storia del processo pittorico, un diario del lavoro quotidiano che l’artista condivide con l’osservatore.

Da vicino invece si colgono gli aspetti più intimi dell’opera; ad esempio, in alcune di esse, le pennellate vigorose che creano degli effetti a vortice e che rivelano un grande impiego di energia fisica, movimenti ampi, una partecipazione al processo creativo che non è solo cerebrale, ma coinvolge l’artista mente e corpo.

Maria Morganti ha detto una volta che ad un certo punto della sua carriera ha metaforicamente staccato la pelle del corpo da sé e l’ha messa di fronte a sé. Il guardare e il riconoscere quel che faceva è diventato il suo fare artistico. Dipingere, dice Maria Morganti, è per lei sia il momento in cui usa il pennello che quello in cui si distacca dall’opera, la guarda e la comprende.

È la stessa artista, dunque, ad ‘uscire’ da sé per mettersi dall’altra parte, quella dello spettatore. Concepita in questo modo, la sua opera attraverso le strisce di colore  rende visibile la composizione cromatica da un lato, dall’altro lascia che sia lo spettatore a riconoscerne il processo e la partecipazione gestuale.

Per chi vuole misurarsi ancora con i monocromi, e ancora in un altro modo, Maria Morganti è in mostra alla galleria Tognon fino al 2 febbraio “Procedere Trasformandosi Rimanendo”.

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13. gennaio 2013 by contemporary venice
Categories: Arte, Mostre temporanee, sugli artisti che operano a Venezia | Tags: , , , , | Leave a comment