I giardini di Venezia: orti urbani e giardini di palazzo – Die Gärten von Venedig

L’orto del convento francescano del Redentore, sull’isola della Giudecca. Foto Norbert Heyl, www.norbertheyl.com

Finalmente lo scorso ottobre è uscito il libro sui giardini di Venezia (Die Gärten von Venedig,

pubblicato in Germania da Herbig Verlag) a cui ho lavorato per oltre un anno insieme al fotografo Norbert Heyl, mio compagno di viaggio in molte avventure editoriali.
Se si contano anche le aiole coltivate, a Venezia ci sono circa cinquecento spazi verdi. Accanto ai giardini di alcuni alberghi e di istituzioni culturali come le fondazioni Cini, Querini Stampalia o Guggenheim dove intervengono paesaggisti, architetti ed artisti, ci sono centinaia di veneziani che con amore e pervicacia si prendono cura di balconi e terrazze, aiole pubbliche e corti nascoste. La loro tenacia si manifesta prima di tutto contro il clima, specie l’umidità estiva che soffoca i giardini, quasi tutti circondati da alte mura secondo un’antica tradizione mediterranea. C’è poi la questione dell’acqua alta e quando si può, si cerca di rialzare il terreno. Il trasporto in barca di piante, vasi e terra è più costoso che in una città di terraferma. E a volte capita che i vostri vasi fioriti davanti alla porta diano fastidio a un vicino, tanto da farlo chiamare i vigili urbani che a loro volta vi fanno una bella multa salata.
Nonostante tutte queste difficoltà molti veneziani continuano imperterriti a dedicarsi al verde.

Michele Savorgnano, ad esempio, fondatore di Spiazzi Verdi, è riuscito ad affittare un terreno e a trasformarlo in un orto sinergico, apprezzato anche dagli chef degli hotel attorno che vengono a scegliersi le erbe aromatiche e le verdure per i loro piatti stellati. Dai giardini di questi alberghi arrivano in cambio le foglie secche che il gruppo dell’orto alle Zitelle usa per la pacciamatura.
Altri giovani intraprendenti sono Samuele e Davide di Sant’Erasmo, dove lavorano un pezzo di campagna presa in affitto secondo i principi della permacultura. Nella loro piccola azienda agricola La Maravègia si possono acquistare gustosi ortaggi di stagione.
Piccoli orti biodinamici si trovano in qualche albergo, come quello della Marriott a Sacca Sessola, ora chiamata isola delle Rose.
Riccardo Bermani, invece, pianificatore territoriale, attivo nell’associazione cittadina About, si dedica ad alcuni spazi pubblici, come l’aiola a San Giacomo dell’Orio, e insegna ai bambini l’importanza di prendersi cura del verde.

C’è poi la signora Luisella, che ha un ristorantino nell’ampio rio terà dei Pensieri, dove il Comune ha piantato alcuni alberi con aiole. A sue spese, Luisella pianta ogni anno diverse specie di fiori colorati attorno agli alberi. Certo le farebbe piacere che quando chiude per ferie qualcuno dei vicini annaffiasse i fiori, ma lo sforzo è comunque ripagato dai molti turisti di passaggio che le fanno i complimenti e le mandano foto ricordo.
Ci sono poi tante persone come Vito e Anna o Domenico e Anna che hanno fatto delle loro corti dei salottini profumati.

Ci sono anche amorevoli proprietari di bellissimi giardini non accessibili al pubblico. Se venite a Venezia in primavera o a inizio estate, potete farvi condurre dai profumi delle rose, dei gelsomini e dei glicini, tutti rigorosamente nascosti da mura di mattoni e cancelli di ferro. Piccoli paradisi privati. Tra questi fortunati, amo ricordare la gentilissima Anna Barnabò, che non voleva che la chiamassi contessa e che, finché età e salute le permettevano, passava intere mattinate in ginocchio a piantare le sue amate rose insieme ad Antonio, il giardiniere di fiducia. Anna non c’è più, ma il giardino sul Canal Grande, quello di palazzo Malipiero, grazie alle cure di Antonio continua a fiorire attirando gli sguardi pieni di stupore dei passeggeri dei vaporetti.

Palazzo Malipiero. Il giardino di rose di Anna Barnabò. Foto Norbert Heyl. www.norbertheyl.com

Pur senza visitare i giardini privati, passeggiando per la città potete ammirare terrazze e balconi ricchi di surfinie, dipladenie, campanule e erbe aromatiche come lavanda, timo, rosmarino, liquerizia, ginepro che decorano le facciate e i tetti dei palazzi, sommando bellezza a bellezza.

Oppure potete spingervi fino alla pineta di Sant’Elena, chiamata così nonostante le diverse specie presenti come tigli, farnie, lecci, aceri, olmi, palme sul lato della laguna, ginkgo e cedri del Libano. E se ci andate verso il tramonto e guardate in direzione di San Giorgio, la Salute e l’imbocco del Canal Grande, respirerete insieme a noi la grande meraviglia di questa città.

 

 

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22. dicembre 2017 by contemporary venice
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