Damien Hirst a Venezia

Lion Women of Asit Mayor, Punta della Dogana

Dopo dieci anni dall’ultima mostra Damien Hirst torna con una serie di nuove opere nei prestigiosi spazi della Fondazione Pinault a Punta delle Dogana e Palazzo Grassi.

Dall’inaugurazione dello scorso 9 aprile sono già stati pubblicati decine di articoli su quotidiani e riviste internazionali, un primo risultato di questa esposizione roboante e imperdibile.

Già le dimensioni coraggiose di alcuni pezzi trascinano il visitatore in un ambiente spettacolare, rafforzato dall’uso di materiali preziosi, dai metalli come oro e argento, alle pietre, rubini, smeraldi, perle, alle pietre, graniti, malachite, agata bianca, giada, marmo di Carrara.

Hathor, Palazzo Grassi

A legare insieme con un filo narrativo gli strabilianti oggetti ci sarebbe una leggenda: il naufragio nel I o II secolo di una nave, il cui nome era Apistos (Incredibile), carica di tesori e appartenente a un liberto, tale Amostan, che viene ritrovata nel 2008. Il recupero dell’antica collezione è documentato da diverse fotografie e video subacquei.

Le opere esposte sarebbero dunque gli oggetti ripescati, ricoperti ancora di concrezioni marine, e le ricostruzioni museali di come dovevano apparire originariamente. A smentire la realtà di tale lavoro, che è assolutamente fittizio, bastano i cartellini che ne descrivono i materiali, tra cui poliestere, acrilico, alluminio e molti altri.

Scopo di Hirst non è certo la credibilità di un finto recupero archeologico quanto la richiesta di lasciarci andare alla sua dichiarata invenzione, muovendoci tra torsi greci, ritratti di faraoni, figure di pegasi, elefanti o gatti, donne guerriere, gioielli, mostri come idre e cerberi. E’ un mondo lontano e familiare allo stesso tempo, fatto di immagini che sono state rivisitate e reinterpretate continuamente, fino ad entrare nel cinema e nei fumetti, nella pubblicità o nelle carte dei cioccolatini.

Si tratta di immagini possibili, verosimili o anche di un surrealismo pop, come l’ironico autoritratto nelle vesti di Walt Disney che tiene Topolino per mano, entrambi coperti di incrostazioni marine. In un’intervista al NYT, Hirst dice l’opera può rappresentare chiunque abbia una visione, come Pinault, suo sponsor, e come lui stesso.

The Collector with Friend, Punta della Dogana

Gli innumerevoli rimandi e riferimenti all’immaginario che attraversano la storia dell’arte (c’è anche la foto di una mostra surrealista), sono imprecisi, confusi e ambigui. Si sono mai viste davvero delle sfingi con la testa allungata? E la dea Kali contro un’idra? Alla fine proprio in questa ambiguità che sottende non la verità archeologica ma la stratificazione di queste immagini nel corso dei millenni, si ritrova il proprio tempo.

Mondo antico e contemporaneo s’incontrano inoltre in curiosi ritratti di artisti contemporanei, da Pharell Williams a Rihanna a Kathy Yolandi.

Aten, Punta della Dogana

Con questa mostra Hirst sembra dichiarare la sua passione per tutta la storia dell’arte (l’artista è anche un collezionista) e confrontarsi con la propria fascinazione per icone che non smettono di generare forme di creatività sempre nuova.

Su tutto domina però l’effetto spettacolare, fumettistico, holliwoodiano e molto contemporaneo al quale anche la sacralità originaria di quegli oggetti pare essersi sottomessa.

Piccola nota aggiuntiva: quanto mi piacerebbe chiedere a Damien Hirst quanto si è ispirato a Franck Goddio! Pare proprio che anche la narrazione di Hirst non faccia altro che ri-raccontare, con i modi dell’arte, il nostro mondo reale.

Treasures from the Wreck of the Unbelievable. Damien Hirst.
A cura di Elena Geuna
9 aprile 2017 – 3 dicembre 2017

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13. Aprile 2017 by contemporary venice
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