Blog e stampa su Venezia: tra catastrofi e frivolezze

E’ sorprendente la quantità di articoli giornalistici, di blog di pagine facebook dedicate a Venezia; a scadenze sempre più ravvicinate compaiono le top ten di dove mangiare, cosa vedere, dove andare quando si è in città. Decaloghi assoluti per non perdere, nelle brevissime visite, gli aspetti più ‘in’, i cosiddetti ‘must see’, e ‘must do’.

Ci sono poi numerosi articoli, di solito della carta stampata, che trattano con attenzione le questioni della laguna, dell’acqua alta, delle grandi navi, anche se il più delle volte analizzano solo il problema in sé lasciando il tema slegato dalla quotidianità di chi a Venezia ci vive ogni giorno.

Pur parlando continuamente di Venezia, la maggior parte della stampa web, con delle ottime eccezioni, restituisce un’immagine solo parziale e parcellizzata. Non che i veneziani non amino gli splendidi giardini della loro città, gli spritz in campo, la buona cucina, tanto per citare alcuni dei temi che vanno per la maggiore. Eppure tutte queste parole si risolvono in un elenco di gesti e di luoghi che messi insieme non colgono affatto la vera natura di Venezia, ben più complessa e ben più ricca.

Forse è pedante ricordarlo ancora una volta, ma Venezia è stata una grande capitale ed è tuttora uno straordinario tesoro artistico perché è stata una città abitata da cittadini che mettevano in moto le loro energie intellettuali e imprenditoriali; i veneziani erano un popolo sagace. Questa intelligenza del vivere e del progettare non è del tutto perduta; nonostante la comunità residente sia sempre più piccola e più schiacciata da un turismo pervasivo, esiste ancora una traccia dell’antica Venezia, quella culturalmente vivace e propositiva.

Esiste un’istituzione storica come l’Ateneo Veneto che quasi giornalmente propone conferenze, convegni e dibattiti che spaziano dalla cultura veneziana a presentazioni di libri e saggi sui temi eterogenei; esiste il festival letterario Incroci di Civiltà, organizzato dall’Università di Ca’ Foscari, che porta ogni anno sui palchi veneziani una trentina di scrittori internazionali.
C’è un giovanissimo centro di studi ebraici internazionali, Beit Venezia, che organizza corsi di cultura ebraica, incontri con scrittori e artisti, concerti e soprattutto promuove il dialogo interculturale.
C’è poi una rassegna dal nome curioso, il Festival dei Matti, che ogni anno offre una serie d’incontri e di spettacoli per parlare del disagio sociale e offrire uno sguardo diverso, senza pregiudizi, sull’antico e sempre presente male di vivere.
Tralascio invece la Biennale, la Peggy Guggenheim e la Fondazione Pinault, che benché meritorie, sono ormai delle ‘multinazionali’ della cultura.
Piuttosto sono da ricordare le numerosissime associazioni di cittadini che si occupano di diversi aspetti della città: dal problema dei graffiti a quello dell’ortografia corretta dei toponimi, dalle grandi navi ai progetti per il riutilizzo dell’antico Arsenale (recentemente restituito dal Demanio al Comune), dalle associazioni culturali che fanno crowfunding e offrono itinerari culturali ad altre con una natura e con degli scopi più politici.

Tutte queste iniziative veneziane per i veneziani sono costantemente ignorate dai media. E’ come se la nostra vita reale, quotidiana, fosse una specie di sottobosco conosciuto da pochi. E’ evidente che non farebbero ‘audience’, ed è pertanto una logica conseguenza dedurre che alla maggior parte dei lettori di blog su Venezia di questa Venezia reale e concreta non interessa poi molto. Ognuno cerca una propria Venezia, non necessariamente quella vera.

Esistono senza dubbio molte Venezie; una Venezia letteraria (a fairy city of my heart, la chiamò Lord Byron), una cinematografica (un’icona per tutte: Morte a Venezia di Visconti), una pittorica, che fin dai dipinti di Canaletto e Turner si è congedata dalla realtà; sono delle Venezie fittizie, immaginarie e un tantino favolose alle quali si può aggiungere la Venezia edulcorata e un po’ frivola dei blog di oggi.

Però… pensando ai molti cittadini che, nonostante l’ossessivo occhio mondano o catastrofico degli altri, si dedicano con passione a costruire spazi di confronto e di vita sociale, devo ammettere, con sollievo, che Venezia, un tantino favolosa lo è veramente.

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01. maggio 2015 by contemporary venice
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