BIENNALE 2013: arte e outsiders

Auriti

Il progetto di Massimiliano Gioni non è facile da seguire; il titolo della mostra, Il Palazzo Enciclopedico, s’ispira ad un progetto del 1955 mai realizzato di Marino Auriti, un artista autodidatta, di un museo di 136 piani che avrebbe dovuto sorgere a Washington e contenere tutta la conoscenza umana.

Gioni torna su di un tema antico quanto il mondo, visto che fu per amore di conoscenza che Adamo ed Eva persero l’Eden (amore che superò quello per l’obbedienza) e che da allora gode di una dubbia fama; quando l’ossessione e l’ansia di ricerca superano i confini del lecito, ci si ritrova emarginati, cacciati dal Paradiso o dalla società. Dal Rinascimento in poi vi è un progressivo allontanamento da tutte le forme di ricerca che non ricadano nell’ambito del razionalismo empirico. I modi della conoscenza che avvengono attraverso sensibilità diverse da quelle approvate dalle istituzioni accademiche non trovano ascolto.

Proprio le opere di molti di questi derelitti sono in mostra, quelle di malati, carcerati, adepti di sette esoteriche, o di artisti minori mai riconosciuti.

Gioni pone la questione della ricerca della conoscenza attraverso una visione interiore che si fa poi immagine, come dimostrano ad esempio i dipinti tantrici, le cosmogonie di Emma Kunz, o anche gli stessi disegni di Jung, raccolti nel famoso ‘libro rosso’ con il quale si apre la mostra, e che servirono allo psicanalista svizzero come mezzo per indagare il proprio inconscio. In queste opere l’immagine ha un potere spirituale, curativo, o come dice Gioni, ‘talismanico’.
Insomma si può riparlare di sacralità dell’immagine, il mezzo con cui pervenire ad una maggiore conoscenza? Sarà per questo che quest’anno anche la Santa Sede partecipa alla Biennale?

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Un altro tema della mostra è quello del rapporto con il corpo. Un’intera sezione all’Arsenale è stata curata da Cindy Sherman che da anni lavora sulla trasformazione della propria immagine per mezzo del travestimento, della maschera. L’autoritratto come mezzo di conoscenza di se stessi è un procedimento antico, basta pensare all’ultimo Tintoretto, a Van Gogh, ma anche alle carni quasi straziate di Kokoschka. Sherman ha portato in mostra opere a volte disturbanti, con rappresentazioni vicine all’autolesionismo, che toccano corde profonde, come dovrebbe fare la buona arte. E poi fa impressione riconoscere la fragilità dei corpi altrui, perché riflette quella nostra. L’ossessione del corpo come ossessione di conoscenza.

Come Adamo ed Eva, che dopo aver addentato la mela, la prima cosa che (ri)conobbero fu il loro corpo. Specchiando la loro nudità pur così diversa, l’uno nell’altro.

Il Leone d’oro alla carriera è stato dato a due donne, che da sempre e in modo diverso si sono dedicate al tema del corpo, Marisa Merz e l’austriaca Maria Lassnig.

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Gioni sottolinea che la mostra pone una questione culturale e non solo strettamente artistica, e soprattutto non strettamente legata al contemporaneo; indagare il ruolo delle immagini nella costruzione dell’identità dell’uomo prevede un confronto anche con il passato e con espressioni artistiche diverse da quelle che si vendono nelle aste o che si trovano nei grandi musei.

La Biennale di Gioni è un modo di restituire l’arte a quella sfera più ampia della cultura, poiché nonostante l’impegno di molti artisti dal punto di vista politico e sociale negli ultimi anni musei, happening, curatori, performance, media hanno contribuito a fare dell’arte un mondo chiuso, solo per addetti.

Bonito Oliva, lodando la mostra, dice che il curatore torna qui ad essere un critico totale con un progetto forte che “riesce a presentarsi come un’architettura del pensiero critico transnazionale, multimediale e interdisciplinare”. Insomma,in questa Biennale arte, letteratura, scienza, filosofia, religione sono tutti aspetti che si compenetrano e che non sono divisibili l’uno dall’altro.

Gioni è un curatore che ha la capacità intellettuale di osare letture diverse includendo artisti che forse non fanno parte del grande business ma capaci di interpretare altre sensibilità e toccare altre corde.

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05. giugno 2013 by contemporary venice
Categories: Arte, Mostre temporanee | Tags: , , , | Leave a comment