Atelier Bevilacqua La Masa – Mostra finale

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Chiara Sorgato, Witches, Bitches and the Rich

Negli ultimi anni la Fondazione Bevilacqua la Masa ha rivitalizzato un importante settore delle sue attività, quello di mettere a disposizione di dodici artisti che si sono formati nel Triveneto e vincitori di un concorso una residenza annuale. Il programma dà modo ai partecipanti di confrontarsi tra colleghi e con critici, storici dell’arte e tutti coloro che praticano il mondo dell’arte per ragioni professionali e amatoriali.

Ieri l’inaugurazione della mostra alla Galleria di piazza San Marco con le opere di fine programma, che dimostrano l’impegno sia della Fondazione che degli artisti nel presentare delle opere che abbiano una sostanza di linguaggio e di temi.

E’ interessante notare che in ogni opera ci sono molti riferimenti sia alla cultura popolare che a quella più alta, c’è lo sforzo comunicativo e quello di trovare un linguaggio adatto al tema, c’e conoscenza della storia dell’arte e di pratiche espositive; le opere sono dunque densamente abitate dalle riflessioni degli artisti e i cartelli esplicativi sono indispensabili per la loro comprensione.

Lo scorrere del tempo, la percezione visiva, i problemi di identità, quelli sociali sono i temi con i quali gli artisti si confrontano maggiormente.

La grande mano di Fabio De Meo, realizzata a timbro con caratteri tipografici su carta, evoca con immediatezza il tempo del lavoro, la manualità necessaria – cui la stessa mano, forse inconsciamente, rimanda – ma anche una forma di horror vacui, un’ossessione nel riempire ogni singolo spazio dove il segno non si perde nell’astratto ma ritorna sempre alla razionalità dell’alfabeto.

Le due tele di Enzo Comin, Fondamenta del Vuoto, confrontano invece la propria percezione e lo scorrere del tempo. Nonostante cammini incessantemente per Venezia, più passa il tempo E più la città si sottrae alla sua percezione. Nella prima tela lo sguardo sempre più incerto riesce ancora a cogliere alcuni frammenti della città, mentre nella seconda lo sguardo si è arreso ad una specie di graffito, dove i graffi e i segni rimandano ad un’altra realtà.

Chiara Sorgato con Witches, Bitches and the Rich, rimane nella tradizione delle grandi tele ad olio (quasi un telero), dove i colori squillanti ricordano quelli dei Futuristi, ma le figure sembrano uscire da un quadro di Bosch, con streghe, cani, gatti, preti e altri caratteri quasi mostruosi; la costruzione dello spazio che ora si dilata ora si restringe, contribuisce all’aspetto allucinatorio dell’intera scena.

L’installazione sonora di Gianandrea Poletta lavora sul pamphlet Contro Venezia Passatista di Tommaso Marinetti. L’interpretazione del testo di Carmelo Bene, trovata su You Tube, viene trasformata dall’artista che ne raddoppia la velocità di play. Il testo futurista viene accelerato, dando un senso di affannosa rincorsa, come se la velocità di cui si sentiva il bisogno allora fosse largamente sorpassata, pur lasciando aperte molte delle questioni che già i Futuristi ponevano.

Fabio Spillari, ispirato da una canzone dei Nofx, Dinosaurs will die, I dinosauri moriranno, ha coperto un’intera parete con disegni di dinosauri, ispirati in parte dai cartoni animati e dai fumetti, tutti uno diverso dall’altro, dimostrando in questo modo che nonostante i dinosauri siano morti, continuano ad essere ben presenti nel nostro immaginario collettivo.

Riccardo Banfi ricostruisce per mezzo di luci stroboscopiche, fotografie in bianco e nero e musica a tutto volume l’interno di una discoteca, e più precisamente ricostruisce l’esperienza del ‘clubbing’, fenomeno musicale nato negli anni Settanta e ormai storicizzato ma che attraverso l’installazione si può rivivere direttamente, in modo diverso rispetto alla mediazione documentaria di libri o video.

Più legate al tema dell’identità sono le opere di Arianna Piazza, che con Sarò Madre, una serie di bottiglie Molotov svela la sua personale paura della maternità, e Federica Bruni, che in un video filma un ragazzo americano nei panni di un personaggio femminile suo alter ego; praticando uno scambio di genere ben diverso da quello carnevalesco, l’uomo si confronta con una identità ‘altra’, che rimane indecifrabile.

Valentina Roselli e Valentina Merzi esplorano invece il ruolo dei media nel formare i desideri e gli stereotipi delle persone.

Valentina Roselli invita il pubblico a partecipare ad un gioco da tavolo Beverly Hills 90210, ispirato alla famosa serie televisiva degli anni Novanta, che con le domande che l’artista pone al giocatore e le grandi immagini sulla parete, si pone tra la critica della stereotipo e la nostalgia per lo stesso. Per capire al meglio la performance è utile essere della stessa generazione della serie TV.

Valentina Merzi prende come spunto delle pubblicità della famiglia di bambole Cuore apparse su Topolino negli anni Ottanta  e costruisce, con una serie di Polaroid disposte a forma di cuore, la storia di una famiglia attraverso momenti salienti o anche di relax. L’evidente stucchevolezza dell’opera rimanda alla stessa stucchevolezza del messaggio pubblicitario in una rivista per bambini che ha formato una generazione di lettori.

Dirtmor è un collettivo di artisti e musicisti di Treviso che attraverso una serie di performance musicali ed artistiche ha maturato un proprio percorso formativo, diventando da gruppo di artisti una vera comunità con una propria filosofia, che mescola “allegorie e contenuti onirici” ; sicuramente il violino spezzato con due grandi denti insanguinati di sopra evoca l’incubo di una possente forza distruttrice.

Tocca invece le sensibili corde della crisi economica e sociale l’opera di Ryts Monet. Rifacendosi ad un gruppo musicale punk degli anni Ottanta, i Black Flag, che denunciavano il disagio sociale di allora, l’artista ha chiesto ad una band del Veneto di reintepretare la loro musica. Nell’installazione, da un lato scorre il video con la performance musicale mentre di fronte, un altro video mostra le immagini delle abitazioni degli imprenditori suicidi del Nord-Est. Il forte tono di denuncia che si percepisce nella musica si trasforma in una specie di colonna sonora mortuaria che fa da sottofondo alle immagini di realtà apparentemente tranquille e che invece sono state teatri di tragedie individuali e collettive. Tra i due monitor, muta, una bandiera italiana senza più colori.

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Enzo Comin, Fondamenta del Vuoto

 

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Valentina Merzi, Famiglia Cuore

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Ryts Monet, Progetto Black Flag Revival

 

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Valentina Roselli, Ubi Consistam. Sotto questo contenitore troverete altri componenti del gioco.

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Inaugurazione Atelier BLM 2012-13

Gianandrea_Poletta

Gianandrea Poletta, 100 years/100 anni

Fabio_De_Meo

Fabio De Meo, Senza titolo

 

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06. febbraio 2013 by contemporary venice
Categories: Arte, luoghi dell'arte, Mostre temporanee, sugli artisti che operano a Venezia | Tags: , , , , , , , , , | Leave a comment