Agatha Ruiz de la Prada: donna = felicità, creatività, economia

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Nell’elegante salone da ballo del museo Correr è in corso un’esplosione di colori, di fiori, di trasparenze e di stravaganze tutte femminili. Sono gli abiti della stilista spagnola Agatha Ruiz de la Prada.

Anche quest’anno il Comune di  Venezia ha voluto celebrare la giornata della donna con una serie di eventi legati al motto “felicità, creatività, economia”, aspetti della vita declinati al femminile.

L’assessora Tiziana d’Agostini già lo scorso anno aveva promosso una mostra a Ca’ Pesaro sull’imprenditoria femminile del medioevo, e quest’anno una dedicata al lavoro femminile nella moda tra il XVI e il XVIII secolo.

Come simbolo forte che potesse rappresentare al meglio le tre istanze del motto l’assessora ha trovato in Agatha Ruiz de la Prada un’icona perfetta; i suoi abiti sono un vero inno alla felicità e alla creatività. Se si pensa che la stilista, già negli anni Ottanta, ancora giovanissima, sull’onda della “movida madrileña”, aveva raggiunto fama internazionale, anche l’economia è ben presente nel suo lavoro.

Spiritosa e alla mano, Ruiz de la Prada racconta che i 31 abiti in mostra sono le sue 31 ossessioni. “I creativi fanno le stesse cose per tutta la vita. Queste cose sono le loro ossessioni.”

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Gli abiti richiamano alcune forme costanti nel catalogo della stilista, come ad esempio le margherite, i palloncini, gli ombrelli, su cui torna e ritorna, cambia, ripensa e rifà, ma senza abbandonare quella forma del desiderio.

Proveniente da una famiglia di architetti, dice che l’architettura fa parte dei suoi pensieri quando lavora ad un bozzetto. Viste le ‘forme eretiche’, i colori vivaci e una certa tendenza ai materiali lucidi le chiedo se sente l’influenza di Gaudì. Certamente dice lei. Suo nonno abitava a palazzo Güell e c’erano dei rapporti tra le due famiglie. E poi lei, anche se nata a Madrid, è per metà di Barcellona, e non può non sentire Gaudì come una parte di se stessa.

Le piace di aver deciso di esporre i vestiti tutti insieme, occupando tutto lo spazio centrale del salone e senza un ordine preciso. “Il bello della vita”, dice, “è anche il caos; le cose della vita accadono tutte insieme e mi piace aver messo i vestiti così, come il caos della vita  stessa.”.

Alla direttrice dei Musei Civici Gabriella Belli piace aver dato a questi abiti di “nuova pop art modernista” il salone neoclassico come palcoscenico, “in un dialogo tra presente e passato” a testimonianza della “continuità della storia”.

Fino al 5 maggio al museo Correr.

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08. marzo 2013 by contemporary venice
Categories: Design, Mostre temporanee | Tags: , , , | Leave a comment

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