Damien Hirst a Venezia: salvate la fantasia

Lion Women of Asit Mayor, Punta della Dogana

Dopo dieci anni Damien Hirst torna con una serie di nuove opere nei prestigiosi spazi della Fondazione Pinault a Punta delle Dogana e Palazzo Grassi.

Dall’inaugurazione dello scorso 9 aprile sono già stati pubblicati decine di articoli su quotidiani e riviste internazionali, un primo risultato di questa mostra roboante e imperdibile.

Già le dimensioni coraggiose di alcuni pezzi trascinano lo spettatore in un ambiente spettacolare, rafforzato dall’uso di materiali preziosi, dai metalli come oro e argento, alle pietre, rubini, smeraldi, perle, alle pietre, graniti, malachite, agata bianca, giada, marmo di Carrara.

Hathor, Palazzo Grassi

A legare insieme con un filo narrativo gli strabilianti oggetti ci sarebbe una leggenda: il naufragio nel I o II secolo di una nave, il cui nome era Apistos (Incredibile), carica di tesori e appartenente a un liberto, tale Amostan, che viene ritrovata nel 2008. Il recupero dell’antica collezione è documentato da diverse fotografie e video subacquei.

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13. aprile 2017 by contemporary venice
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Venezia città della Riforma protestante

Ritratto di Martin Lutero a Palazzo Pisani, ora Conservatorio Marcello.

In occasione del Giubileo luterano Venezia è stata dichiarata Città della Riforma protestante.

Sono passati cinquecento anni dal coraggioso atto di Martin Lutero, che nel 1517 rese pubbliche 95 tesi a contestare la validità delle indulgenze per la remissione dei peccati che la Chiesa di Roma vendeva con profitto. Un mercato di cui lo spendaccione Leone X aveva un gran bisogno, oltretutto per restaurare San Pietro.

Non era ancora una protesta contro l’intera Chiesa di Roma, tanto meno era una scissione.

Solo qualche anno dopo, le inconciliabili posizioni tra la Chiesa di Roma e i Riformatori sancirono la divisione dell’unità cristiana e condussero a sciagure che durarono centinaia di anni prima di raggiungere l’attuale rapporto di dialogo.

Che ha a che fare tutto questo con Venezia e perché le è stato conferito il titolo di Citta della Riforma insieme a Vienna, Tallinn, Ginevra, Berlino, Praga e Strasburgo?

C’è stato un momento, nella prima metà del Cinquecento, quando molti riformatori credevano che la Repubblica potesse concedere libertà di fede. Erano speranze audaci e troppo in anticipo sui tempi.

La Serenissima era sì una repubblica anticlericale e convinta assertrice del proprio giurisdizionalismo, soprattutto per salvaguardare i suoi traffici internazionali, ma era, senza dubbio, una Repubblica cattolicissima, che combatteva in prima linea contro l’Impero ottomano e si considerava baluardo della Cristianità.

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27. febbraio 2017 by contemporary venice
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Sigmar Polke a Palazzo Grassi

Polke, Indigo, 1986

Sigmar Polke, Indigo, 1986

Dopo le due grandi retrospettive, quella del 2013 a Grenoble e quella del 2014-15 organizzata in collaborazione dalla Tate di Londra, dal Moma di NY e dal Ludwig Museum di Colonia, anche a Venezia è finalmente possibile scoprire l’opera di Sigmar Polke (1941-2010) uno dei maggiori artisti tedeschi del dopoguerra.

La fondazione Pinault presenta una splendida mostra monografica con novanta opere che attraversano interamente l’attività pittorica dell’artista e che mette in evidenza, in particolare, la potenza del suo colore e un interesse costante per la storia e per la società contemporanea.

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09. giugno 2016 by contemporary venice
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Miti al femminile a Palazzo Fortuny.

Brooks Luisa Casati

Romaine Brooks, La Marchesa Luisa Casati, 1920 Foto Credit: Fondazione Musei Civici Venezia

A Palazzo Fortuny una mostra celebra quattro donne che hanno attraversato il Novecento con la loro arte, il loro modo di sentire, la loro personale visione della bellezza.
Sono due pittrici, Romaine Brooks (1877- 1970) e Ida Barbarigo (1925); una creatrice di moda e di tessuti, Henriette Nigrin (1877-1965); una fotografa, Sarah Moon (1941).

L’esposizione è percorsa da relazioni e corrispondenze che oltrepassano la semplice dicitura di una mostra sulla creatività femminile e lasciano intuire, invece, un filo conduttore che lega in modo sottile le quattro artiste.

Fortuny + Japanese

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10. marzo 2016 by contemporary venice
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L’albero della vita di Céleste Boursier-Mougenot

Céleste Boursier-Mougenot, rêvolutions , Pavillon Français, Biennale de Venise, mai 2015. © Photos-Laurent Lecat

La Francia è in guerra. E noi con lei. Mi chiedo però che tipo di guerra possa essere questa contro degli adolescenti indottrinati che non hanno misura di quello che sia la morte, che non sanno cosa voglia dire darla agli altri o morire essi stessi. Che parametri possa avere una guerra contro famiglie disposte a imbottire i loro bambini di esplosivo e farli saltare nei mercati.

Alla logica e al linguaggio della guerra e della morte, io oppongo qui il linguaggio dell’arte, e proprio quello di Céleste Boursier-Mougenot al padiglione francese della Biennale

Nel piccolo piazzale tra i padiglioni di Francia, Gran Bretagna e Germania ci sono due alberi che si muovono. Un altro è dentro al padiglione, dove è stato tolto il tetto per mantenere il più possibile lo stesso clima che c’è all’esterno.

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17. novembre 2015 by contemporary venice
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Biennale: il mondo allo specchio nell’età dell’ansia di Enwezor.

Adrian Piper, The Probable Trust Registry: The Rules of the Game #1–3

Nonostante la Biennale di Okwui Enwezor non sia certo facile, l’ultima settimana è affollatissima, con migliaia di visitatori in coda e a ben ragione.
Non è una mostra da perdere.

Dimenticate il rapimento estatico dell’arte, le sue potenzialità riparatrici o la possibilità di fuga dal male del mondo. E’ invece proprio al centro dei mali del mondo che Enwezor ha voluto portarci, scegliendo opere che parlano di diritti negati, di guerre, della disperazione dei migranti, di politiche predatorie, di razzismo. Nelle sale, opera dopo opera si viene rimbalzati da un dramma all’altro, in un percorso che obbliga anche i più renitenti ad una presa di coscienza dei problemi che affliggono la nostra società.

Già davanti all’ingresso del padiglione centrale ai Giardini, le bandiere nere di Oscar Murillo, cortine che si devono necessariamente oltrepassare, segnalano che si sta per entrare in un territorio pericoloso, senza più confini certi, né luoghi in cui poter trovare rifugio.

Oscar Murillo, signalling devices now in bastard territory

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16. novembre 2015 by contemporary venice
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Visioni a corto raggio: Venezia e il turismo di massa.

Foto da: Gruppo25aprile.org

Foto da: Gruppo25aprile.org

Negli ultimi mesi le discussioni sul turismo a Venezia sono un continuo ripetersi di luoghi comuni e purtroppo veri.

Ventisette milioni (stimati) di turisti all’anno sono causa di tensioni e di problemi che una piccola comunità come quella veneziana (55.000 residenti) fa fatica ad affrontare.
I vaporetti sono strapieni e i tempi di percorrenza lunghissimi perché ad ogni fermata entrano ed escono molte persone.
La città è sporca; mucchi di immondizie abbandonati di giorno e di notte attirano ratti sempre più grandi e più temerari; le calli sono ricoperte da migliaia di cicche di sigarette gettate a terra come se la città fosse un immenso posacenere.
Si cammina tra masse di turisti spesso frastornati che si fermano in mezzo alle calli e sui ponti, dimenticando che questi non sono percorsi da luna park ma luoghi di passaggio. Dimenticando che a Venezia esiste una comunità che vive, lavora, ha appuntamenti, scadenze e impegni da rispettare come nelle altre città.
Venditori abusivi di borse, di rose, di copriscarpe da pioggia, di ombrelli, di grano (nonostante sia proibito dar da mangiare ai colombi) si moltiplicano, specie nelle zone più centrali, soffocando ancora di più gli spazi già ridotti.
Guide turistiche improvvisate, che non hanno familiarità con la città, bloccano con supponenza i passaggi.
E poi ancora: motoscafisti abusivi senza assicurazione, bed & breakfast non dichiarati, intrattenitori di ogni genere pronti a vendere anche l’anima di Venezia, che portano i turisti negli ultimi luoghi di rifugio dei residenti: una corte fuori mano, un angolo dove i bambini giocano tranquilli. Ci si può scordare le panchine nei campi dove una volta facevamo quattro chiacchiere; ormai sono occupate da turisti esausti cui hanno detto che a Venezia bisogna perdersi per divertirsi. A Venezia, a quanto pare, si viene per divertirsi come se si fosse, appunto, in un grande luna park.

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22. ottobre 2015 by contemporary venice
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Treni volanti e altre poesie di Maurizio Pellegrin

Foto Enrico Fiorese, Courtesy of Marignana Arte

Foto Enrico Fiorese, Courtesy of Marignana Arte

Ho conosciuto Maurizio Pellegrin nella sua casa di New York, dove vive da più di vent’anni. Entrata nel soggiorno pieno di luce, sono rimasta stregata da una serie di rotaie svettanti tra pavimento e soffitto, percorse da trenini senza una meta precisa se non il loro stesso magico roteare a mezz’aria.

E’ stato amore a prima vista. In un momento, i treni volanti mi hanno scompigliato con la loro poesia, la libertà del gioco e quell’eleganza così profondamente connaturata all’arte veneziana e che un artista veneziano come Pellegrin sa dosare con disinvoltura.

Non so a quali viaggi abbia pensato Pellegrin mentre li realizzava; se siano sogni o metafore di sue vicende biografiche, se siano nati da una sua vena puramente ludica o se alludano all’insopprimibile bisogno di girovagare, ad una wanderlust anche questa molto veneziana.

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22. giugno 2015 by contemporary venice
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Biennale 2015: All the World’s Futures ai Giardini

Fabio Mauri

Meglio andare preparati a questa Biennale: la mostra All the World’s Futures curata da Okwui Enwezor, nonostante il titolo, non offre facili consolazioni, né visioni zuccherose sui nostri possibili futuri. Le opere da lui scelte ci restituiscono l’immagine di una realtà dura, contraddistinta da ingiustizia sociale e dall’impegno di chi lotta per i diritti, per i propri e per quelli di tutti.

Enwezor pone la domanda su come l’arte si sia confrontata con questa Age of Anxiety, e con quali risultati, dando spazio a diverse forme artistiche, dalla musica alla performance, dalle installazioni visive e sonore alla pittura, dalle sculture alle fotografie. Tre sono le chiavi di lettura proposte, tre modi diversi di interpretare le ansie contemporanee: il giardino del disordine come capovolgimento dell’utopia di un mondo ordinato, cui i Giardini della Biennale con i loro padiglioni nazionali hanno cercato di conformarsi; la durata epica attraverso la presenza di molte performance che si distinguono per la propria limitata temporalità; il Capitale di Marx, che non intende certo dare un orientamento politico di tipo marxista alla mostra quanto piuttosto rilevare la presenza prepotente dei capitali finanziari in ogni aspetto della nostra società.

Un altro elemento, non dichiarato esplicitamente dal curatore ma che caratterizza fortemente questa 56. Biennale, è la presenza di molti artisti africani e afro-occidentali, che spesso hanno conosciuto di persona l’odio razziale, l’emarginazione, i pregiudizi. La stessa Adrian Piper, la vincitrice del Leone d’Oro, afroamericana di pelle chiara, è stata protagonista di molte performance in cui si travestiva da afroamericano secondo gli stereotipi in voga, con la parrucca riccia e i baffi.

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14. giugno 2015 by contemporary venice
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“Innesti” contemporanei: la chiesa di Santa Marta. Di Vincenzo Casali

Condividiamo volentieri un articolo della rivista online Aartic Magazine con l’auspicio di creare una rete di collaborazione con tutti coloro che danno spazio e voce a chi, a Venezia, continua a guardare avanti, a produrre e a credere in una città che vive.Santa Marta2

Spazio Architettura

In architettura ed in arte, lavorare per il “contemporaneo” in Italia è molto difficile, a Venezia ancora di più. Lo sanno gli autori, i galleristi, i curatori, i tecnici, tutti coloro insomma che per varie ragioni appartengono culturalmente a questa sfera e ne condividono le esperienze.

Abbiamo leggi e regolamenti che vietano possibili esperienze di architettura che impongono di “mitigare” a prescindere dal progetto che la definirà. E’ un timore preventivo, che riflette un sentimento diffuso di paura – lo si legge negli articoli a stampa, nei media in generale, nei blog e nei social network, nella politica parlata ed in quella partecipata – che trova un immediato e trasversale consenso.

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22. maggio 2015 by contemporary venice
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